La Commissione istituita da Papa Francesco è arrivata a questa conclusione: non ci sono prove storiche, bibliche e patristiche per affermare che il “diaconato” femminile sviluppatosi in modo disomogeneo nei primi secoli abbia avuto un carattere sacramentale. Cioè: il ministero diaconale esercitato da alcune donne nei primi secoli non è mai stato una partecipazione al sacramento dell’Ordine, costituito da tre gradi, di cui quello diaconale è il primo (con il presbiterato e l’episcopato). Quindi non si può equiparare al diaconato maschile. Verrebbe da dire che si è scoperta l’acqua calda. Erano indagini già egregiamente svolte.
Tuttavia, la Commissione lascia una porta aperta e intanto si fa leva su altri ministeri femminili. Si potrebbe sperare in una possible apertura del Papa al diaconato delle donne poiché secondo Lumen gentium (n. 29) i diaconi sono ordinati non per il sacerdozio ma per il servizio. Qui però va fatta un po’ di chiarezza teologica: il diacono pur non essendo sacerdote partecipa al sacramento dell’Ordine e quindi al sacerdozio di Cristo. La sua diaconia è quindi una ri-presentazione di Cristo sacerdote secondo la sua capacità e il suo grado diaconale. Non è corretto dire che il diacono rappresenta Cristo servo e non Cristo sacerdote. Cristo è servo in quanto sacerdote. Ecco perché è comunque necessaria la ripresentazione maschile di Cristo anche nel diaconato. Ma questo dice anche che sarebbe necessaria, come sempre accaduto fino al Vaticano II, la condizione celibataria del diacono per essere segno visibile di Cristo.
