I primi giorni da Papa e già tante (desiderate) novità

Tutta la sincerità di quest’uomo, «scelto senza alcun merito», come ha detto di sé Papa Leone nella Messa di inizio del suo ministero petrino, si può sintetizzare in quello sguardo al suo anello piscatorio subito dopo averlo ricevuto. Occhi stupiti, come quelli di un bimbo che riceve un regalo; occhi attenti e gravidi di tanta responsabilità che lo attende. È un Papa che vuole fare il Papa e lo farà come vuole Gesù e come ha fatto Pietro, con disinvoltura e consapevolezza. Cristo è al centro. Papa Leone viene a noi, diceva ancora nell’omelia di inizio del suo ministero, «come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia». L’amore con il quale Pietro deve amore il Signore e le sue pecorelle è oblativo, come quello di Cristo in Croce e come quello di Pietro, crocifisso con Cristo. Solo se l’amore è dono di sé fino alla fine, come ha fatto Gesù, è vero e diventa carità che presiede all’unità di tutta la Chiesa. Una cosa molto interessante emerge da questi primi giorni: Leone XIV è a suo agio più nel citare Leone XIII che Francesco e sicuramente non dipende in ciò che dice dal Vaticano II come momento iniziale della Chiesa. Ha citato l’ultimo Concilio solo due volte finora, ma mai presentandolo come “bussola” della Chiesa di oggi. Un buon inizio per un’unità con la fede di tutta la Chiesa. E del Sinodo che ne sarà?

Sacrificio, Cena o Pasto del Signore? Un po’ di ordine tra le idee sulla Messa

In questa catechesi con i fedeli della Parrocchia di Sant’Alfonso in Sarno (SA), P. Serafino, su invito del Parroco, Don Marco Siano, svolge il tema della S. Messa come sacrificio glorioso dell’Agnello di Dio. Come riconciliare le numerose volte in cui invochiamo il Signore nella Messa quale Agnello di Dio con la paura, tutta “post-conciliare”, di riferirsi alla S. Messa quale santo sacrificio? Cos’è sacrificio? Cosa significa entrare in chiesa per partecipare alla Messa? Cosa facciamo quando riceviamo la Santa Comunione? Tutti punti svolti in questa riflessione.

L’alba di un nuovo Papato per una Chiesa che non esca da se stessa

L’8 maggio 2025 è stato un giorno storico: dopo solo quattro scrutini è stato eletto al soglio pontificio il Cardinale Robert Francis Prevost, il quale sembra abbia raccolto un ampio consenso nella Cappella Sistina, molto più dei due terzi dei voti necessari. Il suo motto è essere uno nell’unico Cristo. Ha già messo al centro della sua predicazione Cristo da annunciare a tutti e da incontrare nella Chiesa una. Questa Chiesa, diceva il Papa nella sua prima omelia, «sia sempre più città posta sul monte, arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo». Il nome è sicuramente un presagio. Ci ricorda due grandi Leoni: il primo e l’ultimo prima di lui, entrambi attenti a edificare il Corpo mistico di Cristo nel mondo a favore di tutti gli uomini. Sono tante le sfide che attendono questo pontificato. Smarcarsi egregiamente da Francesco, rispondere ai dubia per rimettere in sesto la dottrina morale della Chiesa e restituire la sinodalità alla sua vera natura sono priorità imprescindibili per Leone XIV al fine di risollevare le sorti di una Chiesa profondamente in crisi. La sua devozione alla Madonna è un grande auspicio. Il S. Rosario e la genuina devozione mariana, accompagnati a una mariologia forte e illuminata potranno essere un toccasana di cui hanno bisogno le anime.

Gli ingredienti per fare un buon Papa

Con il conclave ormai alle porte, i Cardinali dovranno far convergere 2/3 dei loro voti verso una figura che ritengono più adatta a governare la Chiesa nel prossimo futuro. La speranza è che diano spazio allo Spirito Santo e ascoltino ciò che Egli dice alla Chiesa, con obbedienza alla fede apostolica. Dovranno tener presente molte cose. Accanto a quelle più pratiche, soprattutto come uscire da una profonda crisi istituzionale che sembra minacciare la Chiesa con una riforma della Curia romana che non ha preso quota e con un deficit economico notevole che attanaglia le casse vaticane, ce n’è una più sostanziale: chi è il successore di Pietro? Come potrà essere un buon pastore per la Chiesa universale? Bisogna ascoltare Gesù, l’unico buon Pastore a cui ogni Papa dovrebbe conformarsi (cf. Gv 10: 11-16). Il Buon Pastore è colui che dà la vita per le sue pecorelle. Pietro lo capì molto dopo; si sacrificò per Cristo e come Lui morì crocifisso. Il Buon Pastore è colui che conosce le sue pecorelle e queste conosco Lui in una mutua relazione radicata in quella tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Di qui, in ultima analisi, la relazione vitale e intrinseca tra dottrina e pastorale: conoscere la Verità e darla in cibo a tutti gli uomini perché essa è pasto, amore, vita: l’Eucaristia. Il ministero petrino perciò ha una dimensione sacrificale ancorata al Sacrificio della Messa e solo così si esprime correttamente nell’ufficio di governo e di insegnamento.

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