🇮🇹 L’affinità di San Giuseppe con lo Spirito Santo

Il Rappresentante del Divino Paraclito sulla Terra.

La riflessione teologica su San Giuseppe come rappresentante terreno dello Spirito Santo nasce dalla contemplazione della Sacra Famiglia di Nazareth come icona della Trinità celeste: Padre, Figlio e Spirito Santo. Giuseppe è lo Sposo di Maria; tuttavia, il primo e infinitamente più eccelso Sposo di Maria è lo Spirito Santo. Autori eminenti¹ hanno sottolineato sublimi parallelismi tra la Sacra Famiglia di Nazareth e il Dio Trino, attribuendo a Maria e Giuseppe, in relazione a Gesù, particolari proprietà che rispecchiano quelle presenti nel Dio Trino. Da ciò deriva l’«affinità» di San Giuseppe con il divino Paraclito.

La Sacra Famiglia di Nazareth: una «triade terrena»

Il primo autore a usare l’espressione «triade terrena» in riferimento alla Sacra Famiglia fu l’eremita agostiniano Felice Tancredi di Massa Marittima (1335-1386). Tuttavia, il sostenitore più noto di questa idea fu Jean Charlier da Gerson (1363-1429), canonico di Notre-Dame e cancelliere dell’Università di Parigi. Sebbene propendesse per la teoria del «conciliarismo» nel suo famoso discorso al Concilio di Costanza, nel 1416 Gerson concluse una lettera al suo amico Dominique Petit con questa formula: «Per intercessione della venerabilissima e divinissima Trinità: Gesù, Giuseppe e Maria». Nel suo discorso sul passo evangelico riguardante la genealogia mattiana, Jacob autem genuit Joseph, dello stesso anno, espresse il desiderio di «approfondire un mistero così profondo e a lungo nascosto nel corso dei secoli, questa Trinità così degna di ammirazione e venerazione: Gesù, Giuseppe e Maria».

Padre Pedro de Morales S.I., nel suo commento al primo capitolo di Matteo scritto nel 1614, sviluppa il tema «de coelesti et terrestri Trinitate» («sulla Trinità celeste e terrena»). In esso, individua un’analogia tra le tre persone della Sacra Famiglia e le tre Persone divine. Egli scrive:

Poiché, proprio come nella Trinità celeste vi sono tre persone distinte e un’unica essenza, così anche in questa ammirevole Trinità terrena vi sono tre persone che, attraverso un amore incomparabile, possiedono un solo cuore e un’unica anima. In loro la preghiera del Signore stesso si è perfettamente adempiuta… Gesù, Maria e Giuseppe hanno formato la Trinità terrena a immagine di quella celeste… In questa Trinità terrena la Deipara (Madre di Dio) corrisponde al Padre Eterno; Cristo stesso è la seconda persona e il Figlio, sebbene in modo diverso, di entrambi; Giuseppe, a sua volta, corrisponde allo Spirito Santo… E poiché la Trinità celeste ed eterna è ineffabile, superando il nostro intelletto, così a suo modo anche la nostra Trinità – Gesù, Maria e Giuseppe – supera ogni nostra comprensione e conoscenza.

Con particolare riguardo a san Giuseppe, padre Pedro de Morales estende ulteriormente il paragone. Evidenziando il suo status unico in relazione alla Santissima Trinità, egli inizia a mettere in luce la somiglianza tra san Giuseppe e lo Spirito Santo. Egli afferma che il santo Falegname

è simile alle tre persone divine della Trinità celeste. Infatti, egli condivide con il Padre eterno il nome, il ruolo e il posto; con il Verbo Divino è un vero padre sotto ogni aspetto tranne che nella generazione naturale, un vero provvidente e custode; è simile allo Spirito Santo nell’essere il vero sposo di Maria, sua consorte, e il suo più fedele protettore.

Un altro autore importante è padre François Bourgoing C.O. (1585-1662), fondatore dell’Associazione alla Famiglia di Gesù e Maria sotto la protezione di San Giuseppe (1625), che «lega i suoi membri a un’unione molto particolare di devozione all’umanità di Gesù e ai suoi trentatré anni di vita sulla terra». Nella santa e sacra Triade terrena – Gesù, Maria e Giuseppe – padre Bourgoing vede «un’immagine vivente dell’incomprensibile Trinità», che egli descrive come segue:

La povera e umile stalla di Betlemme, così come l’infanzia di Gesù, è uno specchio chiaro e limpido che, posto davanti al Cielo empireo dove splende il Sole della Santissima Trinità, permette all’altra Trinità – Gesù, Maria e Giuseppe – di apparire come in uno specchio brillante, la Triade della famiglia terrena, che contempla, adora e imita la Trinità del cielo, Padre, Figlio e Spirito Santo. La prima è increata; la seconda è creata e allo stesso tempo increata nella persona di Gesù. L’una è divina ed eterna; l’altra è divinizzata e temporale. L’una è adorabile; l’altra degna di onore. L’una è ammirevole nella sua grandezza; l’altra amabile nella sua dolcezza. Nella prima c’è unità di essenza nella Trinità delle persone; nell’altra, un’unione di amore, grazia e spirito in una trinità di essenza e persone. Nella Trinità divina, che è Dio, il Padre genera il Figlio nell’eternità; nell’altra l’ordine appare quasi invertito, poiché il Figlio ha dato l’essere al Padre e alla Madre – cioè, Gesù al suo padre putativo Giuseppe e alla sua santissima Madre. Nel primo caso, il Padre e il Figlio, e il Padre attraverso il Figlio, generano lo Spirito Santo in unità di principio; nel secondo, Maria e Giuseppe, e Gesù attraverso Maria, danno vita e grazia a Giuseppe in unità di spirito.

Qui si delinea una grande analogia teologica: Gesù attraverso Maria genera per grazia san Giuseppe, che è il frutto del loro amore, così come lo Spirito Santo è il frutto dell’amore del Padre e del Figlio. Inoltre, come sottolinea padre Tarcisio Stramare O.S.J., François Bourgoing anticipa il tema della «rappresentazione» passando dal concetto più generale di «icona» a una nozione più teologica di «ri-presentazione», nel senso di «rendere presente», e scrive che «Maria ha un rapporto ammirevole con il Padre Eterno, il Figlio di Maria è unito a Lui stesso come Figlio di Dio, e Giuseppe rappresenta lo Spirito Santo».

San Giuseppe, rappresentante dello Spirito Santo: Sposo, Coadiutore e Dito di Dio

Si apre così la strada per rappresentare san Giuseppe come il riflesso terreno e perfetto dello Spirito Santo. Tra gli autori che hanno delineato questa affinità utilizzando la categoria della «appresentazione», spicca il francescano Juan de Cartagena (†1617); le sue omelie sono riportate nella Summa Josephina (a cura del card. José de Calasanz Félix Santiago Vives y Tutó O.F.M.Cap., Roma, 1907). Delineando le proprietà di ciascuna persona della Sacra Famiglia di Nazareth in riferimento alla Santissima Trinità, egli scrive:

Maria riflette infatti il Padre, poiché, pur rimanendo vergine, ha concepito e dato alla luce nel tempo lo stesso che Egli ha generato dall’eternità; Gesù stesso è la persona del Verbo divino; Giuseppe, invece, rappresenta la persona dello Spirito Santo, perché proprio come Egli è l’amore tra il Padre e il Figlio, lo Sposo delle anime, il Paraclito e il consolatore, così il beato Giuseppe amò con ardente amore la Madre e il Bambino. Egli era lo sposo della Vergine Madre di Dio e la consolazione e la gioia di tutta quella santa famiglia.

San Giuseppe occupa il terzo posto nella Sacra Famiglia, dopo Gesù e Maria, così come lo Spirito Santo occupa il terzo posto in Dio, dopo il Padre e il Figlio.² Juan de Cartagena prosegue scrivendo:

Proprio come lo Spirito in quella Trinità celeste è la terza persona secondo l’origine, così in questa Trinità terrena – Gesù, Maria e Giuseppe – egli stesso rivendica il terzo posto secondo l’ordine di dignità.

Egli sostiene inoltre che «questa Trinità di persone ha compiuto la nostra redenzione: Gesù come autore (auctor) della salvezza; Maria come mediatrice (mediatrix); Giuseppe come cooperatore (coadiutor)». Infine, sottolinea l’«affinità» dello Spirito Santo con San Giuseppe, che «rappresenta la Sua persona» essendo principio di vita per Gesù:

Proprio come lo Spirito Santo, al pari del cuore, è la fonte della vita e di tutti gli spiriti vitali con cui il corpo si nutre e vive, così Giuseppe, nutrendo e allevando il bambino Gesù, si è manifestato come il principio della sua vita e di tutti gli spiriti vitali che si diffondevano attraverso le varie arterie del suo corpo.

San Giuseppe è quindi affine allo Spirito Santo in virtù dell’essere lo sposo di Maria, dell’aver nutrito Gesù come suo «principio» di vita e dell’essere il dono d’amore di Gesù e Maria. Cerchiamo ora di approfondire questi elementi tramandati dalla tradizione giuseppina nel confronto tra la Trinità celeste e quella terrena.

San Giuseppe è lo sposo di Maria (cfr. Mt 1,16.18), che fu coperta dall’ombra del divino Paraclito durante l’Annunciazione (cfr. Lc 1,35). Come Sposo celeste, lo Spirito Santo la avvolse con il Suo amore divino affinché concepisse il Figlio di Dio senza la cooperazione di un uomo. Giuseppe, in modo simile, circonda Maria con l’ombra e la forza del suo amore affinché il Figlio divino possa essere accuratamente protetto mentre la verginità della sua amata sposa rimane intatta. Lo Spirito Santo e San Giuseppe esercitano così un’azione simile e complementare riguardo all’Incarnazione del Verbo. Di conseguenza, San Giuseppe diventa il custode della verginità di Maria, alla quale egli stesso partecipa, e attraverso di essa il custode del Redentore.

Inoltre, lo Spirito Santo è la potenza di Dio, la Sua forza divina attiva nella creazione e nella santificazione. Egli è il digitus paternae dexterae – il «dito della mano destra del Padre», come cantiamo nell’inno Veni Creator Spiritus. Con la Sua potenza Egli crea e plasma tutte le cose rimanendo silenzioso e nascosto. Agisce in silenzio, trasformando il caos in cosmo e la terra desolata in un luogo abitato dalla grazia attraverso la Sua Sposa, la Vergine Maria, che rende la terra feconda e pronta a ricevere il Verbo divino.

Anche per questi motivi, san Giuseppe può essere giustamente considerato un eccellente rappresentante dello Spirito Santo. Agisce in silenzio, in modo nascosto, ma con grande forza. Prende la sua Sposa e il Bambino e fugge in Egitto. Protegge i tesori di Dio: Maria, sua sposa, e Gesù, suo figlio. Con il suo amore circonda coloro che sono la creazione immacolata del Padre: la Vergine Maria e il Figlio di Dio, che assume la natura umana dalla sua Madre purissima e senza macchia di peccato. Giuseppe è reso simile allo Spirito Santo che aleggia sulle acque della creazione (cfr. Gn 1,2) portando ordine, luce e vita. Maria e Gesù sono questo ordine e Giuseppe lo spirito che li abbraccia e li protegge.

Perché il silenzio di San Giuseppe è così eloquente? Lo Spirito Santo non parla ma agisce. Allo stesso modo, San Giuseppe non parla ma agisce. In silenzio lavora, compie la volontà di Dio e funge da baluardo di protezione. Sempre avvolto in un silenzio solenne, riflette Colui che è il «dito della mano destra di Dio», anche perché con le sue dita – con le sue mani – lavora e provvede così al sostentamento della Sacra Famiglia.

Ite ad Ioseph – Andiamo a San Giuseppe per conoscere lo Spirito Santo e per essere riempiti della Sua presenza divina. Per la potenza dello Spirito Santo, Giuseppe ci concede la grazia di aprire i nostri cuori a Dio e di essere santificati. Egli è il consolatore dei cristiani, proprio come nel senso più alto il Paraclito – lo Spirito di Dio – è il Consolatore. Attraverso l’umile santo di Nazareth, il silenzioso artigiano della Casa di Dio, ricostruiremo l’edificio della nostra vita cristiana su fondamenta solide, secondo la volontà di Dio e della nostra Beata Madre.

Possa la Vergine Maria, Sposa dello Spirito Santo, aiutarci a conoscere sempre più profondamente la grandezza di San Giuseppe. Amen.

Note:

¹ Sull’analogia tra la Trinità celeste e quella terrena, cioè la Sacra Famiglia di Nazareth e il Dio Trino, con particolare riferimento a San Giuseppe come rappresentante dello Spirito Santo, si veda in particolare l’opera di padre Josep Maria Blanquet S.F., La Sagrada Familia, Icono de la Trinidad, (Barcellona, 1996), frutto delle Conferenze sulla Sacra Famiglia organizzate dagli Hijos de la Sagrada Familia. Questa penetrante analogia è stata studiata con grande competenza anche da don Tarcisio Stramare. Si vedano due delle sue pubblicazioni: San Giuseppe. Dignità, privilegi, devozione (Shalom, 2009) 299-305; San Giuseppe. Fatto religioso e teologia (Shalom, 2018) 399-417.

² Secondo il divino Taxis (ordine), il Padre è l’inizio senza alcun inizio, che genera il Figlio. Il Padre e il Figlio poi emettono lo Spirito Santo, il quale, per questo motivo, procede dal Padre e dal Figlio «dopo» la generazione del Verbo. Tuttavia, le tre Persone divine sono uguali e coeterne.

(messainlatino.it)