Se salvarsi l’anima è egoismo, allora i Santi si sono sbagliati

Ancora una riflessione sull’importanza della salvezza dell’anima, da non relegarsi a mera reminiscenza platonica o a superstizione medioevale, bollandola di privatismo salvifico con il tentativo di superarla con un approccio più comunitario e sociale.

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Se salvarsi l’anima è egoismo, allora i Santi si sono sbagliati

Ancora una riflessione sull’importanza della salvezza dell’anima, da non relegarsi a mera reminiscenza platonica o a superstizione medioevale, bollandola di privatismo salvifico con il tentativo di superarla con un approccio più comunitario e sociale. Se non si salva il singolo uomo, ogni persona, quante più ne sia possibile, la comunità non si si edifica nella carità e la salvezza è diluita in mero inclusivismo. Si respinge così la verità dell’inferno dove ci sono i dannati e non solo i demoni.

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L’anima o il mondo? La lunga battaglia al presunto individualismo salvifico

La teologia spirituale, concentrandosi sulla salvezza dell’anima, ha forse finito per privatizzare la salvezza, mettendo l’accento sul destino eterno dell’individuo piuttosto che sulla sua relazione con gli altri? È una domanda che, da un bel po’ di tempo, anima il dibattito teologico e spinge a ripensare l’escatologia classica, spesso considerata troppo individualista, in favore di una visione più comunitaria e sociale.

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