La Croce da strumento di tortura e di esecuzione brutale è divenuta in Cristo strumento di vita e di salvezza. Il Signore Gesù l’ha trasformata in un trono d’amore, dove si è assiso il Figlio per essere esaltato, elevato da terra, così da attrarre tutto e tutti a sé (cf. Gv 12,32). Per il fatto che Cristo è stato crocifisso, il mondo è stato crocifisso in Lui. Tutto quindi è segnato della Croce.
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I primi 5 sabati del mese 100 anni dopo
Non dimentichiamo che la pratica dei cinque primi sabati del mese, come pratica di espiazione per i peccati del mondo, fu richiesta dalla Madonna nel 1917 insieme alla consacrazione della Russia.
Continua a leggere “I primi 5 sabati del mese 100 anni dopo”La Natività della Vergine è rinascita della Chiesa
Celebriamo la Natività di Maria SS con una strofa dell’inno di Manzoni “Il Nome di Maria”, apposta in copertina, che nella sua interezza recita così:
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
Che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.
Questa lode manzoniana è adagiata sull’affresco di Domenico Ghirlandaio, “Natività della Vergine”, eseguito dal pittore fiorentino per la Basilica di Santa Maria Novella. L’arte e la poesia celebrano all’unisono le grandezze ineffabili di questa Donna Santa arricchita dal suo Creatore e Signore di ogni dono di grazia perché da Lei nascesse il Salvatore e così venisse già formata la Chiesa, tempio santo di Dio, Corpo mistico del Signore. La nascita di Maria è dunque presagio di grazia e di benedizioni. Da Lei viene Gesù; con Gesù per Maria la Chiesa, i sacramenti e tutti i doni divini. In una parola: la nascita della Vergine segna l’inizio del Cristianesimo. Perciò ogni nuovo inizio non può che venire da Lei, Madre Semprevergine.
Con Maria nasce la Chiesa che tutti vorremmo vedere rifiorire nella sua grandezza di fede, di amore al Signore e di testimonianza della verità e dell’unicità del Vangelo nel mondo. Molto spesso umiliata a causa di visioni pastorali molto umane, o di ideologie antropocentriche che hanno sostituito la prassi alla fede, la Chiesa può ritornare a rifulgere quale astro luminoso se ripartiamo da Maria, da una profonda devozione a Lei. La fecondità della Chiesa dipende dalla Croce, ci ripete Papa Leone XIV, ed è ai piedi della Croce che la Vergine è divenuta nostra Madre e perciò Madre della Chiesa.
La Natività della Vergine è rinascita della Chiesa
È il Cuore di Maria che ci rende con-cordi. È vivere nel suo Cuore che ci fa ritrovare la vera con-cordia di fede e di carità. Maria è quindi Madre della Chiesa perché ha generato tutti alla vita nuova del Figlio; ha generato gli Apostoli e tutte le membra del Corpo mistico di Cristo, perché tutti, ognuno secondo il dono e il ministero ricevuto, fossero a servizio di Cristo e del Vangelo. Madre della Chiesa, diciamolo ancora una volta, implica l’atto generativo e corredentivo della Vergine.
Continua a leggere “La Natività della Vergine è rinascita della Chiesa”Maria agonizzante con Cristo: lacrime, dolore, offerta
Entrati nella Settimana di Passione, vogliamo fissare il nostro sguardo su Maria SS. unita a Gesù nella sua dolorosa Passione. Maria è una con il Figlio dall’Annunciazione, con la sua obbedienza sacrificale, fino al Calvario, dove il suo “Stabat” è completamento sacrificale del suo “Fiat”. La Vergine Maria, nuova Eva, soffre per dare alla luce tutti noi sul Calvario, in Gesù e per Gesù. Partorendo in modo verginale Gesù, Maria ha rimosso la condanna che incombeva su Eva a causa del peccato originale: nel dolore partorirai (cf. Gen 3,16); partorendo invece noi con doglie spirituali e corredentive ha restaurato la vita soprannaturale delle nostre anime, divenendo nostra Madre nell’ordine della grazia (cf. Lumen gentium 61). Bisogna evitare due eccessi quando si descrive la sofferenza di Maria durante la Passione e Morte del Signore. C’è chi presenta la Vergine ai piedi della Croce totalmente disfatta dalla sofferenza, fino al deliquio e alla svenimento: una madre quasi disperata; o chi la vede in un certo modo impassibile, in un atteggiamento di stoica fortezza, senza lacrime e pianto amaro. Maria soffrì un dolore che non ha pari; versò lacrime amare, non su Gesù (come le donne di Gerusalemme redarguite dal Signore, cf. Lc 23,28) ma con Gesù, per tutti noi. Ella agonizza con il Figlio, ma quel dolore è amore: amore che salva. “Stabat” esprime un’unità di fortezza, silenzio, pianto e offerta sacrificale.


