Santo Padre ci confermi nella Fede. Senza (troppe) interviste

Papa Leone XVI di recente ha concesso una lunga intervista all’agenzia americana “Crux” per una sua biografia in spagnolo. I temi toccati sono vari: dalla guerra in corso, alle finanza vaticane e ai punti più caldi del dibattito all’interno della Chiesa, in particolare l’ordinazione femminile e il Sinodo, le persone cosiddette LGBT e la Messa in Latino.

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I primi giorni da Papa e già tante (desiderate) novità

Tutta la sincerità di quest’uomo, «scelto senza alcun merito», come ha detto di sé Papa Leone nella Messa di inizio del suo ministero petrino, si può sintetizzare in quello sguardo al suo anello piscatorio subito dopo averlo ricevuto. Occhi stupiti, come quelli di un bimbo che riceve un regalo; occhi attenti e gravidi di tanta responsabilità che lo attende. È un Papa che vuole fare il Papa e lo farà come vuole Gesù e come ha fatto Pietro, con disinvoltura e consapevolezza. Cristo è al centro. Papa Leone viene a noi, diceva ancora nell’omelia di inizio del suo ministero, «come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia». L’amore con il quale Pietro deve amore il Signore e le sue pecorelle è oblativo, come quello di Cristo in Croce e come quello di Pietro, crocifisso con Cristo. Solo se l’amore è dono di sé fino alla fine, come ha fatto Gesù, è vero e diventa carità che presiede all’unità di tutta la Chiesa. Una cosa molto interessante emerge da questi primi giorni: Leone XIV è a suo agio più nel citare Leone XIII che Francesco e sicuramente non dipende in ciò che dice dal Vaticano II come momento iniziale della Chiesa. Ha citato l’ultimo Concilio solo due volte finora, ma mai presentandolo come “bussola” della Chiesa di oggi. Un buon inizio per un’unità con la fede di tutta la Chiesa. E del Sinodo che ne sarà?

L’alba di un nuovo Papato per una Chiesa che non esca da se stessa

L’8 maggio 2025 è stato un giorno storico: dopo solo quattro scrutini è stato eletto al soglio pontificio il Cardinale Robert Francis Prevost, il quale sembra abbia raccolto un ampio consenso nella Cappella Sistina, molto più dei due terzi dei voti necessari. Il suo motto è essere uno nell’unico Cristo. Ha già messo al centro della sua predicazione Cristo da annunciare a tutti e da incontrare nella Chiesa una. Questa Chiesa, diceva il Papa nella sua prima omelia, «sia sempre più città posta sul monte, arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo». Il nome è sicuramente un presagio. Ci ricorda due grandi Leoni: il primo e l’ultimo prima di lui, entrambi attenti a edificare il Corpo mistico di Cristo nel mondo a favore di tutti gli uomini. Sono tante le sfide che attendono questo pontificato. Smarcarsi egregiamente da Francesco, rispondere ai dubia per rimettere in sesto la dottrina morale della Chiesa e restituire la sinodalità alla sua vera natura sono priorità imprescindibili per Leone XIV al fine di risollevare le sorti di una Chiesa profondamente in crisi. La sua devozione alla Madonna è un grande auspicio. Il S. Rosario e la genuina devozione mariana, accompagnati a una mariologia forte e illuminata potranno essere un toccasana di cui hanno bisogno le anime.