Il volume di P. Serafino M. Lanzetta, “Tota Pulchra. Un canto teologico all’Immacolata Concezione”, si pone come un’opera che celebra l’Immacolata Concezione, la “meraviglia di tutta la creazione”.
L’intento principale è quello di contrastare il crescente scetticismo e il minimalismo mariano che hanno caratterizzato le ultime decadi, cercando di porre rimedio a una “sgradevole disarmonia” incombente nella teologia contemporanea.
L’autore sostiene che l’Immacolata Concezione sia il primo e fondamentale principio mariologico, definendo l’essenza stessa di Maria. Ella è la Tota Pulchra, preservata dal peccato originale sin dal primo istante, in previsione dei meriti del glorioso sacrificio del Calvario compiuto dal Figlio.
Il testo difende la dottrina mariana contro gli interventi che minimizzano la cooperazione attiva di Maria alla Redenzione, come evidenziato dalla discussione sui titoli di Co-redentrice e Mediatrice. Il libro valorizza il concetto scotista della redenzione preservativa, sintetizzato nell’assioma: “potuit, decuit, ergo fecit” (Dio poteva, era conveniente, dunque lo fece). Questa preservazione rende Maria la “perfetta redenzione” di Cristo.
Attingendo alla teologia francescana, in particolare a San Massimiliano M. Kolbe, l’opera identifica l’Immacolata Concezione come il nome stesso e l’essere di Maria (Ego sum Immaculata Conceptio).
Infine, il “canto teologico” esplora il profondo legame tra l’Immacolata e l’Eucaristia, affermando che Maria, Madre di Cristo, è la radice stessa del Sacramento, avendo fornito il corpo e il sangue che si fanno Eucaristia. L’Immacolata funge da modello di fede eucaristica e di perfetta libertà in Dio.

