È innegabile che sin dalla sua prima comparsa sulla Loggia delle benedizioni, Papa Leone XIV abbia fatto riferimento al Sinodo iniziato da Francesco, destinato a non mai finire, invitando tutti ad essere una Chiesa sinodale, in cammino. È ancora presto per orientarsi e capire quello che il nuovo Papa farà in merito, ma ciò che sorprende favorevolmente è che Leone XIV, tutte le volte che ha parlato del Sinodo, non ha mai rilanciato l’agenda fissata in precedenza. Quei pochi indizi in merito che abbiamo finora, invece, sembrano puntare su un altro modo, totalmente diverso e corretto, di pensare al sinodo, cioè riscoprirne la sua origine dottrinale ed ecumenica per l’unità della Chiesa fondata sulla fede. Questo è quanto emerge dall’importante discorso di Leone XIV ai partecipanti al Simposio sul Concilio di Nicea (7 giugno 2025), invitando a guardare al primo concilio ecumenico quale modello di sinodalità per la Chiesa universale. Mentre i collaboratori sinodali di Francesco provano a blindare la sinodalità, cosa potrà invece fare Leone XIV? Cosa pensare poi di una data comune tra Oriente e Occidente per la Pasqua?
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Quell’eretico Ario che s’aggira ancora tra noi
Quest’anno celebriamo 1700 anni dalla celebrazione del primo grande concilio ecumenico, tenuto a Nicea nel 325. L’opera più importante di questo concilio fu la condanna dell’eresia di Ario. Costui, un prete alessandrino, insegnava che Gesù non era consustanziale al Padre ma creato; duque non Dio ma un uomo, seppur superiore agli altri uomini in virtù dei suoi carismi e del suo essere parte della SS. Trinità. Gesù fu rappresentato come una via di mezzo tra Dio e l’uomo: un superuomo ma un semi-Dio. Non è in fondo questo ciò che il mondo prova a fare di Gesù: un uomo divinizzato, modello dell’uomo che si fa Dio? Ario ha ancora molti discepoli: quelli che riducono Gesù a un bravo uomo che parla con parole ispirate. Ma Gesù non è Dio per costoro. E non lo è neppure per quelli che dividono la pastorale dalla dottrina di fede, accantonando quest’ultima per fare spazio all’estro pragmatico. È come scindere la natura divina dalla natura umana di Gesù nella sua unica Persona divina.