Sacrificio, Cena o Pasto del Signore? Un po’ di ordine tra le idee sulla Messa

In questa catechesi con i fedeli della Parrocchia di Sant’Alfonso in Sarno (SA), P. Serafino, su invito del Parroco, Don Marco Siano, svolge il tema della S. Messa come sacrificio glorioso dell’Agnello di Dio. Come riconciliare le numerose volte in cui invochiamo il Signore nella Messa quale Agnello di Dio con la paura, tutta “post-conciliare”, di riferirsi alla S. Messa quale santo sacrificio? Cos’è sacrificio? Cosa significa entrare in chiesa per partecipare alla Messa? Cosa facciamo quando riceviamo la Santa Comunione? Tutti punti svolti in questa riflessione.

L’alba di un nuovo Papato per una Chiesa che non esca da se stessa

L’8 maggio 2025 è stato un giorno storico: dopo solo quattro scrutini è stato eletto al soglio pontificio il Cardinale Robert Francis Prevost, il quale sembra abbia raccolto un ampio consenso nella Cappella Sistina, molto più dei due terzi dei voti necessari. Il suo motto è essere uno nell’unico Cristo. Ha già messo al centro della sua predicazione Cristo da annunciare a tutti e da incontrare nella Chiesa una. Questa Chiesa, diceva il Papa nella sua prima omelia, «sia sempre più città posta sul monte, arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo». Il nome è sicuramente un presagio. Ci ricorda due grandi Leoni: il primo e l’ultimo prima di lui, entrambi attenti a edificare il Corpo mistico di Cristo nel mondo a favore di tutti gli uomini. Sono tante le sfide che attendono questo pontificato. Smarcarsi egregiamente da Francesco, rispondere ai dubia per rimettere in sesto la dottrina morale della Chiesa e restituire la sinodalità alla sua vera natura sono priorità imprescindibili per Leone XIV al fine di risollevare le sorti di una Chiesa profondamente in crisi. La sua devozione alla Madonna è un grande auspicio. Il S. Rosario e la genuina devozione mariana, accompagnati a una mariologia forte e illuminata potranno essere un toccasana di cui hanno bisogno le anime.

Gli ingredienti per fare un buon Papa

Con il conclave ormai alle porte, i Cardinali dovranno far convergere 2/3 dei loro voti verso una figura che ritengono più adatta a governare la Chiesa nel prossimo futuro. La speranza è che diano spazio allo Spirito Santo e ascoltino ciò che Egli dice alla Chiesa, con obbedienza alla fede apostolica. Dovranno tener presente molte cose. Accanto a quelle più pratiche, soprattutto come uscire da una profonda crisi istituzionale che sembra minacciare la Chiesa con una riforma della Curia romana che non ha preso quota e con un deficit economico notevole che attanaglia le casse vaticane, ce n’è una più sostanziale: chi è il successore di Pietro? Come potrà essere un buon pastore per la Chiesa universale? Bisogna ascoltare Gesù, l’unico buon Pastore a cui ogni Papa dovrebbe conformarsi (cf. Gv 10: 11-16). Il Buon Pastore è colui che dà la vita per le sue pecorelle. Pietro lo capì molto dopo; si sacrificò per Cristo e come Lui morì crocifisso. Il Buon Pastore è colui che conosce le sue pecorelle e queste conosco Lui in una mutua relazione radicata in quella tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Di qui, in ultima analisi, la relazione vitale e intrinseca tra dottrina e pastorale: conoscere la Verità e darla in cibo a tutti gli uomini perché essa è pasto, amore, vita: l’Eucaristia. Il ministero petrino perciò ha una dimensione sacrificale ancorata al Sacrificio della Messa e solo così si esprime correttamente nell’ufficio di governo e di insegnamento.

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Habemus… chi? Tutta la responsabilità dei Signori Cardinali

Cosa vogliano i Signori Cardinali un successore di Francesco o di Pietro? Questa è una prima domanda fondamentale a cui bisogna rispondere con l’ausilio della teologia e della storia della Chiesa e non semplicemente con idee personali o cordate di potere. È ormai tempo di avviare una riconciliazione interna alla Chiesa, con un chiaro aggancio all’intera Tradizione e non al suo ultimo scorcio, dal Vaticano II in poi. Che il nuovo Papa si presenti alla Chiesa come successore dell’apostolo Pietro e non di Francesco, di Giovanni XXIII o di Benedetto XVI. Il Papa non è monopolio di un’idea di pontificato (e di Chiesa) ma dipende da ciò che lo precede: la fede ininterrotta della Chiesa. Perciò sarebbe anche ora che il Papa scelto professi la fede integrale della Chiesa, rifiutando gli errori e correggendo le ambiguità che sono state introdotte nel corso di questi ultimi anni (gli ultimi dodici alla luce degli ultimi sessanta). Infine sarebbe auspicabile non insistere più su stile che varia a secondo del Papa di turno e dottrina, provocando così un’ennesima spaccatura tra fede e vita cristiana. Lo stile deve essere cattolico e perciò sovrapponibile alla dottrina di fede e di morale, quantunque rimanga accidentale e provvisorio rispetto alla fede e al suo annuncio.

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