Il Bel Pastore, sinfonia di verità e bontà

Io sono il Buon Pastore dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (10, 11ss., con l’aggettivo “kalos” che significa “bello” ma anche “buono” o “sapiente”). La bellezza di Gesù, il Buon Pastore, è unità di verità e di amore. La verità consiste nel fatto che Lui conosce le sue pecorelle e queste conoscono Lui, come il Padre conosce il Figlio e il Figlio il Padre. Questa conoscenza è il la dottrina del Padre, il Figlio, donata quale Verità all’uomo.

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Un trittico salvifico in un Legno per porre rimedio ai danni venuti dal legno

Un inno composto da Venanzio Fortunato (530-609) dal titolo “Pange Lingua gloriosi”, conosciuto anche come “Crux fidelis” (da non confondere con il “Pange Lingua” eucaristico) cantato durante il Tempo di Passione e il Venerdì santo, mette in rilievo lo splendore della Croce, unico albero nobile, di cui nessuna selva è in grado di produrne uno simile. In un passaggio di grande spessore teologico, l’Inno sottolinea che «il Creatore stesso destinò un legno, per porre rimedio ai danni venuti dal legno».

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Che sono le parole se non parole? Eppure feriscono e spaventano

Il grande libro dell’Imitazione di Cristo ci mette dinanzi ad un fenomeno ricorrente: parole che si sprecano e si ripetono con leggerezza, le quali, pur rimanendo suoni che volano al vento e non intaccano la pietra, sono però macigni per la coscienza. Perché? Due sone le cose: se ti rammentano di essere in colpa, pensa di emendarti di buona voglia. Se invece ti senti innocente, sopportale lietamente per amor di Dio (cf. libro 3, cap. 46).

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C’è UN SOLO MODO per accedere a Dio

È il Cuore aperto di Cristo sulla Croce che ci dà accesso al Padre. Se il suo Cuore non fosse aperto dal “vulnus” del suo Amore, non potremmo entrare nel mistero. Fu dunque provvidenziale che il Figlio morisse per noi sulla Croce e che il suo cuore venisse squarciato, quale segno del suo amore fino alla fine. Quel Cuore fu aperto, spiega San Bonaventura (in “La Vite mistica”, cap. 3) perché attraverso la ferita visibile nel suo corpo noi vedessimo la ferita dell’amore. Uno che ama ardentemente è anche ferito dall’amore. La ferita della carne rivela la ferita dello spirito. Il Dottore Serafico legge il Cantico dei Cantici: «Mi hai ferito il cuore sorella mia sposa, mi hai ferito il cuore» (4,9) in modo cristologico, mariologico ed ecclesiologico. Cristo è ferito per la Chiesa sua sposa, ma ancor prima dall’amore per sua Madre, la Nuova Eva, inizio immacolato della Chiesa.

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COMPUNZIONE: un dolore che trafigge e guarisce

Una grande pratica spirituale, propizia in Quaresima, è la compunzione del cuore. Di che si tratta? La parola deriva dal latino compunctio — cum e pungere: “pungere con veemenza”. Significa essere trafitti, essere punti. Quando l’ago di una siringa penetra nella pelle, nel corpo, si prova dolore. La compunzione è simile: è una puntura dolorosa del cuore. È il pungolo della coscienza.

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